VIAGGIO IN INDIA
(DAL 06/07/2007 AL 16/07/2007)
Impressioni ed esperienze di Vita Corsaro
(Viaggio intrapreso assieme a Don Carlo Zanini e Piero Fiandaca)
Nella missione di Kuramassery, intitolata a San Gaspare Bertoni, nel nostro primo giorno in Kerala (India) conosciamo i seminaristi Stimmatini che sono 15 di varie età. I seminaristi sono guidati da un sacerdote indiano di nome Shaju affiancato da Padre Giuliano Melotto. Visitiamo il seminario e la campagna adiacente. I ragazzi per dare a noi ospitalità dormono tutti in una camera. Ogni pomeriggio partecipano alla messa in piedi, pregando con molta fede e intonando canti religiosi. Oltre che alla preghiera si dedicano allo studio e ad aiutare nelle faccende domestiche. Puliscono e rassettano la casa, interessandosi anche della cura della campagna e della pulizia delle mucche, da cui ricavano il latte, e delle galline, da cui prendono le uova. Rimaniamo colpiti nel vedere che nel fare tutto questo hanno la capacità di essere sempre sorridenti e grati a Dio di quel poco che hanno.
Altra cosa che
abbiamo notato è stata la fantastica accoglienza riservataci. Per strada erano
tutti pronti al saluto: namasteè o namaskar, che fanno con le mani giunte e un
leggero inchino.
In qualsiasi casa, dalla più povera alla meno, ti accolgono
offrendoti il tè, peraltro, buonissimo.
I giovani ci fissavano con i loro grandissimi occhi neri, rispondendo al
nostro saluto con uno stupendo sorriso, che metteva in risalto i denti
bianchissimi in contrasto con la pelle del viso scuro.
Il senso
religioso in India è grandissimo a qualunque religione si appartenga. In tutta
l’India i Cristiani sono il 2,7%. Il Kerala è lo stato con la più alta
percentuale di vocazioni (circa 2%).
0gni anno in kerala sono consacrati 100 sacerdoti. La prima religione è
l’induismo.
Ci colpisce la vegetazione densa, rigogliosa, tipica di un ambiente tropicale. Il Kerala, dove si trova la missione stimmatina, è ricco di palme da cocco (Kerala significa, infatti, la terra del cocco) e nella campagna che circonda la missione ci sono banani, mango e papaia. Nel periodo che va da giugno a settembre la temperatura non è molto elevata, ma il tasso di umidità è altissimo. Questo è il periodo dei monsoni e dei copiosi acquazzoni. La biancheria, per l’umidità, asciuga difficilmente. Manca l’acqua potabile e spesso la corrente elettrica. Ci si deve, inoltre, difendere da ogni genere di insetti (mosche, zanzare ecc.). Caratteristico l’odore per le strade.
Visitiamo la
moschea del venerdì (il venerdì in India è giorno di preghiera). In tutti i
Santuari si entra a piedi scalzi. Ancora ci rechiamo al Rajghar, dove è stato
cremato Ghandi le cui ceneri, però, sono state sparse nel fiume Gange. Il
Qutam Minar. Il minareto è stato chiuso dopo che vi sono morti 100 bambini che
fuggivano alla falsa notizia di una bomba. Rimaniamo incantati nel visitare il
Birla Temple. Una guida molto brava ce ne fa la storia. All’esterno ci viene
mostrato un pannello di marmo dove è scolpita una svastica. La guida traduce
le parole scritte nel pannello e, riassumendo, ci dice che il vero significato
della svastica è di carattere religioso e indica la preghiera per il successo.
In seguito la stessa verrà presa come simbolo del nazismo.
Il santuario nazionale dedicato a S. Tommaso, patrono dell’India. Qui egli ha
fondato 7 chiese, battezzando i primi cristiani. Visitiamo Angamali Church,
St. Joseph’s Pontifical seminary, un seminario di rito latino, il santuario
di Koratty – Muthy, dedicato alla Madonna di Lourdes, con accanto il villaggio
del rosario, la chiesa di S. Francesco, dove si trova la tomba di Vasco da – Gama.
Infine la chiesa del paese, dove partecipiamo alla messa domenicale. Ci
colpisce il grande senso religioso dei fedeli. Prendono parte alla messa
rimanendo in piedi o accovacciati per terra, intonando canti. Gli uomini da
una parte e le donne dall’altra. Di queste, notiamo, inoltre, la dignità e la
loro eleganza, indossano, infatti, tutte dei bellissimi sari.
La valuta
indiana è la rupia. Oggi l’euro è preferito al dollaro. Un euro è pari a circa
44 rupie. Si pensi che un operaio specializzato guadagna 150, 200 euro al mese.
Ovunque è accettata la carta di credito American Express, mentre i bancomat si
trovano solo nelle città e non è facile reperirli perché è ancora un mezzo poco
usato per ottenere contanti. Anche in India vi è la consuetudine di lasciare la
mancia nella misura del 10% sul costo del servizio totale. L’unità di mancia più
adatta per un servizio di facchinaggio o servizio in camera è una banconota di
10 rupie.
Le strade sono piene di mendicanti, soprattutto bambini. Ma è buona norma non
dare mai soldi ai bambini, per non incentivare l’accattonaggio e la vita per le
strade senza alcuna possibilità di inserimento nel contesto sociale indiano. I
bambini che imparano a ottenere così facilmente denaro per strada rimuovono
qualsiasi interesse verso la scuola e l’apprendimento, trovando questa
scorciatoia molto più produttiva. L’India ha un miliardo di abitanti. Il Kerala
è uno dei tre stati più ricchi. Si parlano sedici lingue ufficiali e mille e
seicento dialetti. Ovunque, comunque, si parla l’inglese.
Mi è stata posta una domanda: quale è la motivazione che ti ha spinto a fare questo viaggio ? rispondo che ho voluto prendere coscienza delle tragiche realtà che ci sono nel mondo e che è bene vedere con i propri occhi per rendersene veramente conto. Ho ricevuto un regalo prezioso da questo viaggio: che basterebbe privarsi soltanto del superfluo per aiutare questa gente a non perdere mai la serenità che abbiamo visto sul loro volto nonostante la loro estrema povertà. Ci sono molte cose che vorrei fare. Se potessi farne una soltanto sarebbe questa : garantire a tutti, ovunque, un sorriso una volta al giorno.